Archivi del mese: aprile 2010

Victory Garden

Il “Victory Garden ” è l’equivalente dell’orto di guerra nostrano.
Si diffuse in Inghilterra e Stati Uniti fin dal primo conflitto mondiale (WWI= World War First)
Nelle diapositive potete vedere manifesti di propaganda americani, il victory garden  newyorkese a Thomas Jefferson Park, 114th Street and East River durante la Prima Guerra Mondiale, coltivato dai ragazzi con risultati eccezionali, orti romani e raccolto in Piazza Duomo a Milano durante la Seconda Guerra Mondiale. Notate che in uno dei manifesti c’è anche il Kaiser inscatolato!

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Guarda anche il filmato con un’interessante testimonianza. E’ in inglese con a fianco la trascrizione.

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Consociazioni

Dicevamo ieri dei fiori nell’orto.
L’idea francescana è in accordo con la teoria della consociazione, e cioè coltivare le piante insieme ad altre in modo che si favoriscano reciprocamente. Le piante aromatiche, per esempio, sono ottime da consociare con tutti gli ortaggi perché aiutano a tenere lontano i parassiti. Anche il tagete, che è un forte repellente per parassiti, ha la stessa funzione. E’ un fiore coloratissimo e molto resistente, dura moltissimo e può abbellire l’orto.
Noi abbiamo seminato il tagete in mezzo alle orticole.

L’orto secondo Francesco

Qualcuno ha chiesto perchè abbiamo cominciato a mettere dei fiori nell’orto. I motivi sono diversi, ma cominciamo dal primo: un motivo francescano.
Francesco d’Assisi (*) diceva al frate ortolano di non riempire tutto lo spazio di verdure commestibili ma di lasciarne libera una parte perchè producesse erbe spontanee che a loro tempo producessero i fratelli fiori. Usava dire che il frate ortolano doveva anche riservare da qualche parte un bell’orticello dove piantare tutte le erbe profumate e tutte le piante che producono fiori belli. Le corolle una volta sbocciate infatti avrebbero invitato tutti chiunque le guardasse a lodare Dio dato che ogni creatura dice e grida: “Dio mi ha fatto per te, o uomo!”

San Francesco d'Assisi in un affresco di Cimabue nella basilica di Assisi; si ritiene che sia l'immagine più fedele del santo.

(*) La vita di Francesco è stata raccontata in molte opere, tra cui Scripta Leonis, Rufini et Angeli, Sociorum S. Francisci, da cui è tratto il brano precedente.

Orti di guerra

Sul sito dell’ANPI di Lissone ci sono interessanti documenti risalenti alla Seconda Guerra Mondiale:

Il 10 aprile 1943 un maestro annota sul “Giornale della Classe”:  «Stasera verso le 16 mediante il concorso dei miei alunni abbiamo finito di vangare l’appezzamento di terreno prospiciente la nostra scuola. A dire il vero è stato un lavoro ben arduo poiché il terreno era pieno di sassi e calpestato dai passanti».

E poi:

12 aprile: inaugurazione e semina dell’orto di guerra alla presenza di tutte le autorità politiche e religiose del paese. «La cerimonia è stata quanto mai suggestiva. Speriamo che le nostre fatiche siano benedette e che il nostro orto dia un buon raccolto». Nello stesso giorno «Alla presenza delle autorità, verso le ore 10, con una cerimonia semplice, ma tanto significativa, ebbe luogo la semina del granoturco al campo scolastico. Il Rev. Sig. Prevosto benedice i semi; che speriamo diano un abbondante raccolto».

Il 24 aprile (1944) ha luogo la cerimonia della semina del granoturco nell’orto di guerra che era stato precedentemente dissodato e vangato dai maschietti della Scuola del Lavoro.

E ancora:

«Le mie alunne hanno proceduto alla semina dell’insalata in un’aiuola riservata alla nostra classe».

Un’altra bella foto è stata pubblicata ieri insieme a molte altre dal giornale tedesco Der Spiegel. Le foto erano rimaste per decenni negli archivi dell’editoriale Berliner Verlag a Berlino Est. Le ha scoperte il giornalista Peter Kroth. Sullo sfondo le rovine di Berlino distrutta dalla guerra, mentre in primo piano una ragazza annaffia il suo orticello:

Caldissimo

Oggi abbiamo trovato una brutta sorpresa. Qualcuno aveva mangiato e bevuto sul tavolo sotto i platani ed ha lasciato bottiglie e bicchieri vuoti al vento. Abbiamo ripulito noi tutto quello che era rimasto.
Poi ci siamo dedicati a trapiantare talee di Sanseveria per la vendita di fine anno, alla semina, al diserbo, alla preparazione di una nuova aiuola. Faceva caldissimo: lavorare sotto il sole è proprio faticoso. Abbiamo fatto i turni.
La prossima volta canottiera e cappello!

Bombi

Vicino al nostro albero di kaki stanno facendo il nido i bombi.

Un bombo del nostro giardino

I bombi sono insetti imenotteri molto difficili da classificare per la grande variabilità del colore. Hanno un corpo tozzo ricoperto di fitti peli e compaiono all’inizio della primavera. Sono insetti sociali che vivono in colonie anche numerosissime in cui vi è una sola regina che depone le uova. Come le api sono tra gli insetti impollinatori più importanti ed utili per l’uomo. In Gran Bretagna c’è un fondo per la protezione dei bombi, data la loro importanza come insetti prònubi (cioè insetti che trasportano il polline da un fiore all’altro permettendo l’impollinazione).
La femmina appena uscita dal rifugio invernale cerca un luogo dove fare il nido. Dopo aver trasportato grandi quantità di muschi e di erbe secche, costruisce sopra questo fondo morbido una cella di cera a forma d’anfora. Dopo la riempie di nettare e di polline e vi depone le uova; infine chiude la cella con un opercolo di cera. 14 giorni più tardi, il giovane bombo esce dal bozzolo con l’aiuto della madre. I nuovi nati sono femmine sterili, cioè operaie e aiutano la madre nella raccolta del polline e nella costruzione di nuove celle. Nel prossimo post parleremo degli studi di Darwin sul bombo. Oggi raccontiamo del suo straordinario volo.

Il bombo viene volgarmente detto “calabrone” creando confusione con la Vespa crabro, che è il vero calabrone. In inglese si dice bumblebee.
Si è detto spesso che il Bombus terrestris non potrebbe volare. La leggenda del bombo che non può volare sembra nascere negli anni ’30 del 1900 all’ Università di Gottingen: durante una cena, uno scienziato svizzero pose la domanda “che proprietà aerodinamiche hanno le ali del calabrone per permettergli di volare?”.
Dopo qualche calcolo, lo scienziato si accorse che le leggi dell’aerodinamica suggerivano che non potesse farlo.

Ma il bombo vola! E allora? Una serie di riprese ad alta velocità sulla meccanica alare del bombo mostra che l’insetto ha un battito d’ali pari a 230 battiti al secondo, molto più veloce di altri insetti di dimensioni minori. Questa velocità gli permette di ottenere una spinta sufficiente a mantenerlo sospeso in aria.
C’è un altro fatto mostrato dalle riprese: il movimento alare non è solo un battito d’ali tipo quello degli uccelli, ma un movimento molto più complesso con torsioni e oscillazioni delle ali che danno una spinta ulteriore. I calcoli che dimostravano che il bombo non può volare rispondevano ad un modello di volo standard che non teneva conto della reale complessità del volo dell’insetto.

Orto didattico, bene comune

Anche il plesso di via Boccaccio ha un orto. Una bella novità con un blog per seguirne i lavori.